OPERA IN CONCORSO | Sezione Scultura/Installazione

 | Forma di un fatto urbano, Terzigno (NA) 40° 48’ Nord e 14° 30’ 00’ Est

Forma di un fatto urbano, Terzigno (NA) 40° 48’ Nord e 14° 30’ 00’ Est
scultura, terracotta bianca, pietre del vesuvio e frammenti di vetro
l 110 x h 140 x p 4cm

Rita Passarelli

nato/a a Roma
residenza di lavoro/studio: Napoli, ITALIA


iscritto/a dal 30 apr 2026


Under 35


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Forma di un fatto urbano, Terzigno (NA) 40° 48’ Nord e 14° 30’ 00’ Est
scultura, terracotta bianca, pietre del vesuvio e frammenti di vetro
l 110 x h 140 x p 4cm

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Forma di un fatto urbano, Terzigno (NA) 40° 48’ Nord e 14° 30’ 00’ Est
scultura, terracotta bianca, pietre del vesuvio e frammenti di vetro
l 110 x h 140 x p 4cm

 | Da qui, gli ultimi giorni di sole

Da qui, gli ultimi giorni di sole
scultura, gomma siliconica
l 100 x 65 x 1 cm

Descrizione Opera / Biografia


Sono sempre stata interessata alla storia della materia, piu’ che alla sua forma, il perche’ e il come, l’uomo convive con essa. Mossa da questo interesse la ricerca si muove per lo studio e la sperimentazione di questa coesistenza tra uomo e terra, sulle tracce che questo rapporto lascia nel tempo.
Il lavoro prevalentemente di natura scultorea e installativa, si sviluppa tra storie di distruzioni, catastrofi e conservazioni, con l’intento di tenere insieme dimensione materica e tensione poetica.
Forma di un fatto urbano, Terzigno (NA) 40° 48’ Nord e 14° 30’ 00’ Est, In particolare si configura come la forma di un fatto urbano: un gesto minimo contro la scomparsa. In un tratto del Parco Nazionale del Vesuvio, segnato dalla presenza dei sanpietrini; materia che ha costruito attraversamenti, economie e percorsi. La superficie viene prelevata nel momento della sua progressiva dissoluzione. L’impronta viene raccolta e trascritta attraverso una materia altra, in un passaggio continuo tra perdita e permanenza.
Ricomposta in moduli e installata a parete, la superficie perde la sua funzione originaria e si trasforma in immagine: ciò che era destinato al calpestio diventa visione.
In dialogo con Aldo Rossi, la città viene intesa come deposito di memorie persistenti, un insieme di frammenti che resistono all’oblio. In questa prospettiva, il lavoro si pone come un tentativo di trattenere l’impronta prima della sua scomparsa: una mappa sensibile di ciò che resta e di ciò che inevitabilmente si perde, un archivio fragile che prova a trasformare la rovina in presenza.
Essendomi formata e continuando a lavorare su Napoli ho avuto la possibilità di assistere e collaborare con molte realtà del territorio, come il Caselli di Capodimonte o artisti attivi nel contemporaneo come GianMaria Tosatti.