Descrizione Opera / Biografia
Descrizione Opera:
Il titolo di questo lavoro è il primo verso di una poesia che Tonino Guerra scrive per Andrej Tarkovskij durante la preparazione del film Nostalghia.
Questo lavoro è il risultato del mio allevamento di bachi da seta, durato tre anni. I bozzoli vengono raccolti solo dopo la fuoriuscita degli insetti dal bozzolo, nel rispetto del loro ciclo vitale. Successivamente, la seta viene stesa su telaio e rielaborata per generare nuove forme, prolungando ancora la sua trasformazione. Ne nasce un rifugio incompleto, dove il bianco e la leggerezza del materiale confinano la forma in uno stato di precarietà, sospeso tra appartenenza e dislocazione.
Biografia:
Il mio lavoro nasce dall’esigenza profondamente umana di cercare una casa: come spazio fisico, dimora e come condizione di appartenenza, radicamento e orientamento sulla terra.
In questa ricerca l’animale per me assume un ruolo di guida in quanto conserva una sapienza dell’abitare: non ha rinunciato a sé stesso, non si è separato dal proprio istinto, non ha spezzato il legame con la terra. Nella mitologia è spesso l’animale a orientare l’essere umano smarrito. Per questo la riconnessione con il mondo della magia e del racconto diventa centrale nel mio lavoro: le fiabe custodiscono un sapere simbolico che può ancora aiutarci a immaginare futuri più abitabili.
Lavoro con i bachi da seta e, più in generale, con involucri animali che contengono la vita: crisalidi, uova, nidi, conchiglie. Queste forme naturali diventano il simbolo di una dimora originaria: architetture fragili, costruite per custodire, trasformare e poi essere abbandonate. Sono oggetti di passaggio: contenitori che hanno custodito una vita e che ora ne trattengono memoria.
Così dai bachi raccolgo fibre di seta grezza o dai pulcini ottengo i gusci svuotati delle schiuse... E attraverso gesti lenti, dove la relazione concreta con l’animale e la cura è parte strutturale del processo, provo a generare spazi simbolici di guarigione, personale e collettiva.
Il mio lavoro infatti è generato da una ferita intima, familiare ma si apre ad una riflessione più ampia: una frattura sulla condizione dell’essere umano contemporaneo, “uomo senza casa”. Una perdita che riguarda tutti.